VENERDÌ 20
NOVEMBRE - ore 19:30

TUTTO QUELLO CHE VOLEVO
storia di una sentenza

di e con Cinzia Spanò

disegno luci Giuliano Almerighi

lettura scenica tratta dallo spettacolo prodotto dal Teatro dell’Elfo

Un appartamento in viale Parioli, Roma. Due ragazzine di 14 e 15 anni, iscritte a uno dei licei migliori della capitale, che dopo la scuola si prostituivano. I clienti erano uomini della "Roma bene": professionisti affermati, benestanti, livello culturale medio-alto, padri di famiglia insospettabili. La storia fece molto scalpore, qualche anno fa.

La vicenda che raccontiamo comincia più tardi, quando la strada della più piccola delle due, che chiamiamo Laura, incrocia quella della giudice Paola Di Nicola, chiamata a pronunciarsi su uno dei clienti, un professionista romano di circa trentacinque anni.

Oltre alla reclusione e alla multa, la giudice deve decidere sul risarcimento del danno. E stabilisce che nessuna cifra potrà restituire alla ragazza quello che le è stato tolto. Risarcire in denaro quello che Laura ha barattato per denaro significherebbe ripetere la stessa modalità di relazione instaurata dall'imputato: rafforzare in lei l'idea che tutto sia monetizzabile, anche la dignità. Il mezzo con cui è stata resa merce non può essere il rimedio.

La sentenza individua un'altra strada, e fa il giro del mondo. L'unico strumento capace di restituire dignità e libertà è la conoscenza. È nei libri delle donne e sulle donne che l'hanno preceduta, quelle che hanno dovuto guadagnarsi faticosamente la libertà di scelta e l'autonomia intellettuale, che la giovanissima potrà trovare, se lo vorrà, modelli e strumenti per comprendere la propria storia. E aprirsi a un'esperienza di libertà consapevole.

Lo spettacolo è dedicato a Paola Di Nicola e alla sua sentenza. Il suo sguardo ci guida verso una realtà diversa da quella che avevamo immaginato: all'epoca i media raccontarono il caso poggiando soprattutto sugli stereotipi, e inquinarono la lettura collettiva della vicenda. Lo stigma cadde sulle ragazze. Proprio perché non vennero percepite come vittime, lo sono diventate una seconda volta.