Rassegna
Teatrale
GENERAZIONI
2026-2027
Gener-Azioni. Rassegna teatrale a Como
Gener-Azioni è la rassegna teatrale di Como che porta in scena artiste e artisti di rilievo nazionale in una selezione di spettacoli di alta qualità. Un piccolo teatro che diventa un grande spazio per la cultura e per la riflessione collettiva.
Appuntamento consolidato nel panorama culturale cittadino, la rassegna riunisce compagnie e interpreti pronti a offrire il proprio contributo creativo a una comunità attenta e partecipe. Il cartellone alterna teatro di narrazione, teatro civile, musica dal vivo e drammaturgia contemporanea, con spettacoli premiati nei principali festival italiani.
In attesa della ristrutturazione degli spazi della ex Tintostamperia Val Mulini, gli spettacoli sono ospitati presso l'Accademia dei Trasformati, la sala teatrale di Como gestita da AttivaMente Società Cooperativa Sociale.
Promotori e partner
L'iniziativa è voluta da Confcooperative Insubria e dal Consorzio Abitare, con il coinvolgimento di Piramide Engineering e la direzione artistica e organizzativa di AttivaMente, e si realizza con il contributo di Fondazione Cariplo e BCC Cantù.
Informazioni utili
Gli spettacoli iniziano puntualmente: si raccomanda di arrivare con quindici minuti di anticipo.
Sede: Accademia dei Trasformati, Como.
Informazioni e prenotazioni: 031 6871771 | 351 9624891 | info@coopattivamente.it
VENERDÌ 25
SETTEMBRE - ore 19:30
SABATO 26
SETTEMBRE - ore 19:30
DOMENICA 27
SETTEMBRE - ore 16:00
EDIPO INFRANTO
Un infodrama di Jacopo Boschini e Massimo Gnocchi
Con Erika Renai e Jacopo Boschini
Regia Jacopo Boschini
Supervisione scientifica Valerie Moretti
Videoscenografie OLO creative farm
Scenografie e costumi Mikela Pelivani
Musiche originali Marco Bianchi
Responsabile tecnico Filippo Antonio Prina
Responsabile organizzativa Giulia Merga
Responsabile di produzione e distribuzione Giulia Galimberti
Una produzione Accademia dei Trasformati, AttivaMente
Con il contributo di Fondazione Cariplo
NOTE DI REGIA
Notte fonda, sul palcoscenico di un teatro, davanti ad una platea vuota. Un regista e un'attrice sono in prova. Cercano l'urgenza di Giocasta, il personaggio che hanno deciso di portare in scena. Non è facile: tutto quello che Giocasta ha da dire è racchiuso in un istante sospeso tra il momento in cui vede la realtà per come è e la decisione di togliersi la vita. È lì che capisce che Edipo, suo marito, è anche il figlio che credeva morto, fratello e padre dei suoi stessi figli. Dal tentativo di ricostruire come tutto sia potuto succedere emergono i ricordi, legati ai luoghi: la piazza di Tebe, il Monte Citerone, la stanza in cui Edipo è stato concepito ed è nato.
E dentro tutti quei ricordi c'è Edipo. Il giovane uomo che arriva in città, l'uomo che si fa salvatore di Tebe, il marito che chiede di essere amato e consolato. Ed è proprio nel racconto di Giocasta in cui vediamo come funziona il non vedere di Edipo: più la realtà si avvicina, più lui la respinge, fino a leggere l'evidenza come un complotto. Il suo accecamento non è una ricerca di conoscenza, è il rifiuto di vedere.
In un movimento costante che alterna indagine e messa in scena, il regista e l'attrice spostano il ragionamento dal racconto di Giocasta a tutti noi. C'è una differenza tra il reale e la realtà? E perché tante volte il reale viene rifiutato? Quali sono i meccanismi che ci portano spesso a costruirsi una realtà propria, a discapito del reale?
CHE COSA È UN INFODRAMA
Info più drama: ragionamento e teatro. Una regia svelata, dove una voce parla al pubblico senza quarta parete e il testo classico le risponde attraverso la scena, in un disvelamento graduale che tiene insieme ragione ed emozione.
DURATA 90 minuti
VENERDÌ 23
OTTOBRE - ore 19:30
UNDER 30 BOMBE NEMICHE
Ideazione e performance Filippo Beltrami
Drammaturgia Stefano Baronchelli
Umberto Eco ricorda che i Greci accoglievano la guerra come una compagna di viaggio ingombrante: la temevano come si teme una divinità capricciosa, ma non la odiavano, perché sapevano quanto fosse parte inestricabile della vita umana. Noi facciamo il contrario. La esorcizziamo, la isoliamo, la deleghiamo a professionisti, fingendo che se ne occupino per portare la pace.
Da questa distanza nasce la domanda: cosa succederebbe se la guerra scoppiasse qui, in Italia, dentro casa? E come reagirebbe chi ha meno di trent'anni? Saprebbe affrontare una realtà che bussa forte alla porta, o la bolla tecnologica in cui vive l'ha resa del tutto inerte?
Il conflitto armato è un pretesto. La cornice è il racconto della guerra e dell'escalation che l'ha generata, ma il fuoco è su una generazione: i sogni andati in fumo, le speranze rimaste, il nichilismo strisciante. Non abbiamo più ideali. I principi che muovono le nostre scelte su cosa poggiano? In questa palude di notifiche, inserzioni a pagamento e consumismo sfrenato, cosa è diventato vivere? Una generazione assuefatta alla ricerca costante di dopamina, che morde e fugge da tutto e da tutti. Più i mezzi tecnologici aprono finestre sul mondo, più chi è giovane chiude la porta della propria camera.
Il testo racconta una guerra di fantasia, in un futuro molto vicino, con gli occhi di un ragazzo under 30, figlio di questa società. In scena un attore-personaggio attraversa due guerre parallele: quella del paese e quella silenziosa della sua generazione. Un monologo sopra le righe, assurdo e psichedelico, con una scrittura irriverente e una comicità surreale.
Il testo scoppietta, la messa in scena fa l'opposto: un attore, un'asta con microfono, nessuna scenografia. Sono i cambi luce ad accompagnare flashback e flashforward.
Uno spettacolo rivolto a un pubblico giovane, con la presunzione di far uscire la voce di una generazione interrotta, che nessuno prende mai veramente sul serio.
Vincitore del premio "Gigi Dall'Aglio", Resistenza Teatro Festival 2025, Istituto Cervi.
DURATA 70 minuti
VENERDÌ 06
NOVEMBRE - ore 19:30
UN’ORA DI NIENTE
di e con Paolo Faroni
scene e luci Massimo Canepa
assistente alla regia Alessia Stefanini
video Alberto Sansone
una produzione Blusclint
Lo spettacolo è un monologo comico sul conflitto tra natura e spirito, tra eccezionalità e quotidianità, tra bisogni e sogni e di come tutti questi conflitti trovino nell’amore il loro campo di battaglia. L’amore come l’atto creativo e gratuito per eccellenza. L’amore che ispira la poesia e che domina su tutto e allo stesso tempo su niente. L’amore, l’unica vera rivoluzione, come scrisse Majakovskij, che pure aveva cantato ben altra rivoluzione: “L’amore è il cuore di tutte le cose. Se cessa di funzionare tutto si atrofizza, diventa superfluo, inutile”.
DURATA 56 minuti
VENERDÌ 20
NOVEMBRE - ore 19:30
TUTTO QUELLO CHE VOLEVO
storia di una sentenza
di e con Cinzia Spanò
disegno luci Giuliano Almerighi
lettura scenica tratta dallo spettacolo prodotto dal Teatro dell’Elfo
Un appartamento in viale Parioli, Roma. Due ragazzine di 14 e 15 anni, iscritte a uno dei licei migliori della capitale, che dopo la scuola si prostituivano. I clienti erano uomini della "Roma bene": professionisti affermati, benestanti, livello culturale medio-alto, padri di famiglia insospettabili. La storia fece molto scalpore, qualche anno fa.
La vicenda che raccontiamo comincia più tardi, quando la strada della più piccola delle due, che chiamiamo Laura, incrocia quella della giudice Paola Di Nicola, chiamata a pronunciarsi su uno dei clienti, un professionista romano di circa trentacinque anni.
Oltre alla reclusione e alla multa, la giudice deve decidere sul risarcimento del danno. E stabilisce che nessuna cifra potrà restituire alla ragazza quello che le è stato tolto. Risarcire in denaro quello che Laura ha barattato per denaro significherebbe ripetere la stessa modalità di relazione instaurata dall'imputato: rafforzare in lei l'idea che tutto sia monetizzabile, anche la dignità. Il mezzo con cui è stata resa merce non può essere il rimedio.
La sentenza individua un'altra strada, e fa il giro del mondo. L'unico strumento capace di restituire dignità e libertà è la conoscenza. È nei libri delle donne e sulle donne che l'hanno preceduta, quelle che hanno dovuto guadagnarsi faticosamente la libertà di scelta e l'autonomia intellettuale, che la giovanissima potrà trovare, se lo vorrà, modelli e strumenti per comprendere la propria storia. E aprirsi a un'esperienza di libertà consapevole.
Lo spettacolo è dedicato a Paola Di Nicola e alla sua sentenza. Il suo sguardo ci guida verso una realtà diversa da quella che avevamo immaginato: all'epoca i media raccontarono il caso poggiando soprattutto sugli stereotipi, e inquinarono la lettura collettiva della vicenda. Lo stigma cadde sulle ragazze. Proprio perché non vennero percepite come vittime, lo sono diventate una seconda volta.
VENERDÌ 11
DICEMBRE - ore 19:30
SPETTACOLO MUSICALE
TRAVELLING COLOURS
di e con Raoul Moretti
Cinquantacinque minuti senza interruzioni. Un flusso di musica che attraversa i brani dei quattro album solistici di Raoul Moretti, in equilibrio tra tessiture classiche, accenni pop rock, improvvisazione, live electronics e tecniche non convenzionali. Esiste anche una versione più immersiva, con il visual realizzato on the road dalla crew Olo Creative Farm: paesaggi onirici in continuo cambio cromatico.
Moretti è italo svizzero, arpista di formazione classica, e uno dei pionieri dell'arpa elettroacustica ed elettrica con live electronics. Venticinque anni di carriera, migliaia di concerti, una traiettoria internazionale costruita portando l'arpa a dialogare con mondi musicali diversi, con altre forme d'arte e con le location più disparate.
Tra le collaborazioni: Elisa, per il tour "Back to the Future" e per le "Intimate Xmas Nights"; Beppe Dettori, con tre dischi pluripremiati; Fiorello e la sua orchestra. In teatro ha firmato musiche di scena per Leonardo Manera, Elena Russo Arman, Isabella Carloni, il Piccolo Teatro di Milano, AttivaMente di Como e altre compagnie tra Lombardia, Emilia Romagna e Sardegna. Poi Michela Murgia, Guido Catalano, Julia Kent, Wan Xing, Michele Gazich, Paolo Fresu, Gavino Murgia, Franco Mussida, Dardust, Davide Van De Sfroos, il Wuji Ensemble, e molti altri.
Una ventina di incisioni, quattro dischi solisti per arpa elettrica segnalati dalla critica. Premio nazionale L'artista che non c'era 2020, Premio Archivio Cervo 2020 in duo con Dettori, finalista alle Targhe Tenco 2020 e Premio Nazionale Folk&World 2023. Ha suonato in festival in Europa, Cina, Australia e America Latina.
Oggi insegna al Master di arpa pop rock e linguaggi contemporanei del CPM di Milano, è harp coach tra Milano, Parigi e Cagliari, tiene workshop in conservatori italiani e accademie europee. Dirige i festival internazionali Arpe del Mondo e Boghes e Cordas.
Un'arpa che non sta dove ci si aspetta di trovarla.
DURATA 55 minuti
VENERDÌ 22
GENNAIO - ore 19:30
GENESI DEL RIGENERO
di e con Beppe Allocca
Chi sono i cenciaioli? Cosa vuol dire riciclare scarti tessili? E perché tutto ha avuto inizio a Prato?
Il titolo parla chiaro: si parte dalla genesi. Dai cenciaioli di Prato, gli artigiani che dal 1850 riciclano indumenti usati per ricavarne nuovo filato. Lo spettacolo attraversa uno per uno i passaggi che portano da un capo dismesso a un filo nuovo, e lungo la strada incontra la sostenibilità delle filiere, la sovrapproduzione, la fast fashion. Materia complicata, raccontata con ironia e con un ritmo che non lascia respiro.
A un certo punto il tono si fa biblico. Dalla Genesi all'Esodo di Mosè, fino a un insolito giudizio universale condotto da una divinità pratese, chiamata a giudicare e destinare tutti gli abiti prodotti nella storia dell'umanità.
Tutta a Prato è finita la storia d'Europa e del mondo, venduta come stracci.
In scena c'è Beppe Allocca, che di mestiere produce capi in maglieria e racconta storie. Questo è il primo spettacolo in cui le due vite, il mercante e il narratore, stanno sullo stesso palco.
Uno spettacolo per tutti, dalle stagioni di prosa alle matinée per le scuole.
Premi e selezioni
Premiato al Roma Fringe Festival 2023
Selezionato per l'Italian Theatre Festival di New York
Catania Fringe 2025
Premio Respiro del Pubblico, Firenze
Milano Off Fringe Festival
VENERDÌ 05
FEBBRAIO - ore 19:30
UNA SOLITUDINE TROPPO RUMOROSA
dal romanzo di Bohumil Hrabal
con Matilde Facheris e Massimo Betti alla chitarra
produzione ATIR
LETTURA SCENICA CON CANZONI E MUSICHE ORIGINALI
A Praga, da trentacinque anni, un uomo di nome Hanta lavora a una pressa. È lì che finiscono tutti i libri della città. Hanta li trasforma in pacchi sigillati e armoniosi, in opere d'arte.
È una persona semplice. Ma a furia di salvare dal macero i libri dei grandi autori, e di portarseli a casa per leggerli, si istruisce contro la propria volontà. Colui che dovrebbe distruggere i libri li salva. Colui che dovrebbe cancellarne ogni traccia li fa risorgere sotto altra forma.
Il romanzo di Hrabal è un atto d'amore verso i libri, e verso chi li legge e li fa entrare non tanto nella propria libreria quanto nella propria vita, nel proprio cuore, nel proprio spirito. Hanta e la sua pressa sono una cosa sola, come la pressa è una cosa sola con i libri che inghiotte. Come chi legge con i libri che ha letto.
Bohumil Hrabal (Brno, 1914, Praga, 1997) fu scrittore, grande bevitore, personalità fuori dagli schemi. Per mantenersi cambiò moltissimi mestieri: magazziniere, addetto al malto in una fabbrica di birra, copista in uno studio notarile, capostazione, telegrafista, agente assicurativo, commesso viaggiatore di giocattoli, operaio metalmeccanico, macchinista, comparsa teatrale, cameriere. E imballatore di carta da macero ricavata dai libri censurati dal regime comunista. Da quest'ultimo lavoro nacque Una solitudine troppo rumorosa. Dopo la Primavera di Praga i suoi romanzi furono censurati, ma continuarono a circolare clandestinamente, al punto da renderlo un maestro riconosciuto in patria e in tutta Europa.
Bibliografia
Una solitudine troppo rumorosa, Bohumil Hrabal, traduzione di Sergio Corduas, Einaudi
Canzoni
Un uomo come me, Lucio Dalla
Il vino, Piero Ciampi
Society, Eddie Vedder
Vola, Ivano Fossati
VENERDÌ 19
FEBBRAIO - ore 19:30
SPETTACOLO MUSICALE
SENZA FINE
tra canzone d’autore e world music
con Guido Maria Grillo
Un'ora e dieci di musica, costruita attorno a Senza fine, l'album uscito nel gennaio 2025 per Visage Music, con l'aggiunta di alcune canzoni dai dischi precedenti.
Guido Maria Grillo è nato a Salerno, nella casa materna della famiglia De Curtis, tra le arie d'opera di un nonno tenore e violinista e i quadri di uno zio pittore. È cresciuto sulla grande canzone napoletana, su Luigi Tenco e Jeff Buckley, e si è laureato in Filosofia con una tesi su La buona novella di Fabrizio De André. Di Roberto Murolo conserva il fascino della melodia partenopea, di Buckley l'intensità vocale, di Tenco la passione.
Senza fine è un incontro tra canzone d'autore e world music. Atmosfere mediterranee, echi medio orientali, una lingua sempre in equilibrio tra italiano e napoletano. Dieci brani, tra cui due riletture personalissime di classici napoletani, Voce 'e notte e Catarì (Marzo), e un featuring con Cristiano Godano dei Marlene Kuntz in Veleno. Sono canzoni che scavano nelle solitudini e nei tormenti d'amore, raccontano l'esistere, mettono in guardia le generazioni che verranno.
Nel disco suona anche l'arpa elettrica di Raoul Moretti, in Lettera a un figlio.
Premi e riconoscimenti
Premio Bruno Lauzi 2017
Premio Pierangelo Bertoli 2022
Premio Andrea Parodi 2023, finalista, miglior interpretazione e miglior interpretazione di un brano di Andrea Parodi
Ha collaborato con Levante, Musica Nuda, Cristiano Godano, Paolo Benvegnù, e aperto i concerti di Rufus Wainwright, Anna Calvi, Avion Travel, Niccolò Fabi, Marlene Kuntz.
VENERDÌ 5
MARZO - ore 19:30
DAL SOTTOSUOLO - UNDERGROUND
di e con Barbara Mazzi e Francesco Gargiulo
consulenza artistica Marco Lorenzi
consulenza drammaturgica Enrico Pastore
consulenza tecnica Adriano Antonucci, Massimiliano Bressan, Giorgio Tedesco
musiche originali Elio D’Alessandro
produzione A.M.A. Factory
in coproduzione con Teatro Libero di Palermo
dal progetto Fahrenheit 2020 #ArtNeedsTime
ideato da Il Mulino Di Amleto
Due performance, due atti unici, ispirati a Dostoevskij e liberi di allontanarsene. La prima parte da Delitto e castigo, la seconda da Il grande inquisitore. Entrambe scavano nella solitudine, nelle scelte etiche, nel dolore e nella rinascita.
Primo atto. "Uccideresti l'uomo grasso?"
Con Francesco Gargiulo. La struttura è quella di un gioco a premi costruito sul paradosso filosofico del Trolley Problem. Due concorrenti, ignari della posta in gioco e guidati dal presentatore, scelgono di volta in volta chi o cosa mettere sul proprio binario, cercando di convincere la sala a dirottare il treno impazzito su quello dell'altro. A quel punto chi guarda diventa giudice e conducente, e deve decidere chi salvare e chi sacrificare. Un gioco apparentemente divertente e grottesco, che spiazza.
Secondo atto. "G.I. Grande Inquisitore?"
Con Barbara Mazzi. Si parte da una domanda: felicità o libertà? Ne nasce un documentario partecipato a ritmo di musica elettronica, con un montaggio dal vivo di articoli di giornale, estratti di saggi e interviste fatte alla cittadinanza, intrecciati a una playlist gestita in diretta come un dj set. In chiusura, una coreografia per esorcizzare il dolore individuale e quello di tutti.
Chi è in sala non guarda: sceglie. Prima come comunità, poi come singola persona. Un percorso dal nichilismo all'empatia, dal dolore alla rinascita.
"Difficile da descrivere dettagliatamente, esperienza da fare." Francesco Melchiorri, Birdmen Magazine
DURATA 75 minuti
VENERDÌ 19
MARZO - ore 19:30
MUOIONO TUTTI
Liberamente ispirato a Romeo e Giulietta di William Shakespeare
con Cosimo Grilli e Margherita Silingardi
drammaturgia di Leonardo Ceccanti e Anna Farina
regia di Matteo Ceccantini
luci e audio di Matteo Ceccantini e Anna Farina
produzione Compagnia A.D.D.A. e Pilar Ternera
Quante chitarre sono finite in cantina dopo qualche tentativo di suonarle. Quante ultime sigarette abbiamo fumato. Quanti libri comprati e mai letti, quante sveglie rimandate, quanti messaggi mai inviati per paura della risposta. A quante feste non abbiamo ballato. Quante relazioni non sono mai nate, quante sono finite troppo presto e quante troppo tardi.
Due persone, Cosimo e Margherita. Un testo, Romeo e Giulietta. Tutta la vita per provare a metterlo in scena. Ma è davvero possibile? Di cosa parla, per loro, quell'opera? E perché si ostinano?
Da una parte ci sono Cosimo e Margherita, che non riescono a portare a compimento le proprie scelte né a essere abbastanza performativi nella vita di tutti i giorni. Dall'altra Romeo e Giulietta, che vanno fino in fondo all'amore che provano, tanto da lasciarci la pelle. Eppure restano il simbolo dell'amore perfetto. Maledetti stronzi.
"Prima, al liceo, leggevo Romeo e Giulietta e pensavo di essere come loro. Ora, a quasi trent'anni, lo leggo e non sento più niente. Che cosa dice questo di me?"
muoiono tutti. è uno spettacolo su due persone che a un certo punto della vita hanno spiccato un salto, sono cadute mentre ancora erano a mezz'aria, si sono rese conto di aver perso un'occasione e hanno provato a rialzarsi. Solo per cadere ancora. È anche il tentativo di capire se sia davvero colpa nostra, tutte le volte che ci siamo tirati indietro. Perché a volte è proprio impossibile. E non è detto che sia sempre sano andare fino in fondo.
DURATA 60 minuti